Fino a pochi giorni fa, solo chi seguiva da vicino il mondo dell’intelligenza artificiale conosceva il nome di Dario Amodei. Poi, all’improvviso, è finito sulle prime pagine. Tutto perché la sua azienda ha detto no: niente sblocco delle funzionalità avanzate di Claude per il governo degli Stati Uniti, che voleva usarle in ambito militare.
A parte le polemiche, di cui è già stato ampiamente scritto, questa storia ha acceso i riflettori su un percorso imprenditoriale importante, quello dei fratelli Amodei. Dario e Daniela non arrivano dalla classica scena delle startup. Partono dalla ricerca. Dario ha studiato fisica, poi si è buttato sul machine learning, lavorando per anni su modelli complessi e applicazioni scientifiche dell’AI. Daniela invece si è mossa tra politica pubblica e organizzazione aziendale, un profilo meno tecnico ma decisivo per far funzionare una realtà tecnologica che cresce a ritmo serrato.
Il vero salto arriva quando entrano entrambi in OpenAI. Sono gli anni in cui l’AI generativa comincia davvero a cambiare le carte in tavola: i grandi modelli linguistici non sono più solo roba da laboratorio, ma diventano prodotti. Dario si fa strada come uno dei ricercatori più influenti, proprio su quei sistemi che porteranno ai modelli GPT. Daniela invece si occupa delle operazioni e della crescita dell’organizzazione.
Poi, nel 2021, succede quella cosa tipica della Silicon Valley: una parte del team decide di staccarsi e seguire una direzione tutta sua. Dario lascia OpenAI insieme ad alcuni dei migliori ricercatori. Daniela è con lui. Così nasce Anthropic.
L’idea di partenza è chiara: creare modelli linguistici avanzatissimi, ma con un’attenzione particolare a sicurezza e controllo. Da qui nasce Claude, il chatbot che oggi se la gioca con ChatGPT.
La crescita è rapidissima. In pochi anni Anthropic raccoglie miliardi di dollari e stringe accordi con giganti come Amazon e Google. Claude entra tra i modelli più usati da aziende e sviluppatori.
Eppure, fino a poco tempo fa, i fratelli Amodei restavano lontani dai riflettori. Niente guru, niente conferenze spettacolari. Più laboratorio che palcoscenico.
Adesso le cose sono cambiate. Dario Amodei è diventato uno dei nomi più citati quando si parla di chi sta davvero costruendo la nuova generazione di intelligenza artificiale.
E questo dice molto su questo mondo: spesso, chi conta davvero resta nell’ombra, finché una scelta tecnica o politica non lo porta improvvisamente sotto i riflettori. I fratelli Amodei sono proprio così. Fino a ieri quasi sconosciuti, oggi tra quelli che stanno scrivendo il futuro dell’AI.
