magnacharta

Ieri sera è stato pubblicato su YouTube l’episodio 22 di Falsissimo. Titolo: “La resa dei conti”. 
La puntata è stata successivamente oscurata con un cartello che recita: “Questi contenuti non sono disponibili nel dominio di questo Paese a causa di un’ingiunzione del tribunale”.
È rimasta comunque online il tempo necessario per farla circolare su altri canali.
I contenuti ricalcano quelli delle puntate precedenti, con un accanimento evidente nei confronti di Signorini. Nessuna reale novità.

Poche ore prima, Alfonso Signorini annunciava le dimissioni da direttore editoriale di Chi, precisando che la decisione non ha nulla a che vedere con l’affaire Corona. Una coincidenza temporale così elegante da sembrare scritta da uno sceneggiatore con uno spiccato gusto per l’ironia.

Mettiamo le carte in tavola: Corona non è mai stato un esempio di virtù, né tantomeno un riferimento etico. Condanne, nessun rispetto delle regole, attacchi personali gratuiti e confini del buon gusto trattati come un trascurabile dettaglio. Non fa informazione per spirito civico ma per monetizzazione creativa. E continua a farlo.

Quello che cambia è la dinamica. Quando ti ritrovi contro un sistema che reagisce in modalità “oscuriamo tutto”, la percezione si ribalta. Chiusure di account, sequestri lampo, richiesta di 160 milioni di euro avanzata da Mediaset a titolo di risarcimento. E una rapidità giudiziaria che, in altri ambiti, farebbe quasi commuovere. Il risultato? L’antieroe diventa, suo malgrado, un Davide contro Golia. E la rete, allergica per natura ai Golia, si compatta.

Non è consenso per Corona. È fastidio verso l’idea che qualcuno possa decidere cosa si può vedere e cosa no. Quando il potere alza la voce, l’eco digitale tende a fare il contrario: amplifica.

Le accuse? Saranno i tribunali a stabilire se siamo nel campo della diffamazione o della libertà di espressione spinta. Ma sul piano reputazionale la partita è già in corso. Nell’era dei feed, l’immagine si incrina molto prima di una sentenza.

C’era un tempo in cui l’informazione era un salotto: porte chiuse, equilibri, telefonate tra direttori di testata. Internet non chiede il permesso. Oggi è una piazza affollata, rumorosa, incontrollabile. È democratica? Anarchica? Opportunista? In ogni caso non è più governabile da chi era abituato a farlo.

Corona resta Corona: scorretto, aggressivo, spocchioso e sempre sopra le righe. Ma in questa vicenda qualcuno è riuscito nell’impresa non semplice di sembrare più prepotente di lui. 

E la storia ha un vizio ricorrente: perdona quasi tutto, tranne l’arroganza del potere.