E così, dopo 37 anni a regnare su Vogue con pugno di velluto (foderato d’acciaio e probabilmente Chanel), Anna Wintour “lascia”. O meglio: smette di essere direttrice dell’edizione americana, ma resta al comando dell’impero Condé Nast. Come dire: la regina abdica… ma continua a decidere chi vive e chi muore nel regno della moda.
Anna non è solo una direttrice. È la direttrice. Occhiali scuri anche in interni, caschetto immobile anche con l’uragano, sorriso visto solo in rare e documentate occasioni. Il suo sguardo è capace di far tremare stagisti, designer e capi redattori con la stessa grazia di un laser chirurgico. E sì, ha ispirato Il diavolo veste Prada, ma chi l’ha incontrata giura che il film è stato fin troppo gentile.
Il comunicato ufficiale parla di “nuova fase”, “visione globale” e altre formule zen. Traduzione? Anna sale ancora di un gradino. Meno mail da leggere, più potere decisionale. Una specie di semidio editoriale con meno riunioni e più sentenze.
Pensavate fosse l’uscita di scena? È solo il momento in cui il Diavolo si toglie le scarpe (Prada, ovviamente) e vi licenzia in smart working.
