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Preparate i popcorn

È la frase che torna puntuale ogni volta che sta per accadere qualcosa di potenzialmente caotico, divertente o imbarazzante. La finale di Sanremo? Preparate i popcorn. Una diretta imprevedibile? Popcorn. Un dibattito acceso? Sempre loro.

Curioso destino per un chicco di mais.

I popcorn non nascono al cinema, ma molto prima. Le popolazioni indigene americane avevano già scoperto che alcune varietà di mais, scaldate, esplodono per via dell’umidità interna che si trasforma in vapore. Un piccolo fenomeno fisico che diventa rito collettivo. Arrivano poi nelle fiere e nelle strade americane dell’Ottocento, ma è con l’esplosione del cinema negli anni Trenta che trovano il loro habitat naturale: costano poco, si conservano facilmente e riempiono le sale di un profumo inconfondibile. Da allora, film e popcorn viaggiano in coppia fissa.

Nel tempo sono cambiati i gusti – salati, dolci, caramellati, speziati – ma non la funzione: accompagnare l’attesa. Il popcorn è il cibo dello spettatore, non del protagonista. Non richiede attenzione, ma la rende più sopportabile.

“Preparate i popcorn” è diventata una formula culturale. Significa: sedetevi e guardate cosa succede. Con un minimo di distacco, con un pizzico di ironia. È il modo più semplice per dichiararsi pubblico prima ancora che giudici.

E forse è per questo che resistono. Non sono un lusso, non sono una moda, non sono un’esperienza gourmet. Sono un promemoria: qualunque cosa stia per accadere, noi saremo qui a guardarla. Croccanti, ma tranquilli.