Esattamente vent’anni fa il Festival di Sanremo ospitava, nella stessa serata, tre nomi che da soli bastavano a riempire un’arena: Andrea Bocelli, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti. Tre artisti globali, tre carriere già consacrate, tre ego – legittimamente – abituati ai grandi palcoscenici.
Quello che il pubblico non vide fu la notte precedente alle loro esibizioni. Una riunione fiume, in un sottoscala del teatro, tra discografici e manager, iniziata come confronto tecnico e finita come braccio di ferro epico sull’ordine di uscita. Il dettaglio non era secondario: a tutti e tre era stato garantito lo stesso privilegio, l’ingresso per primi. Un piccolo problema di aritmetica televisiva.
Nel pomeriggio, per alzare ulteriormente la temperatura simbolica dell’evento, Bocelli, Pausini e Ramazzotti avevano ricevuto importanti onorificenze dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, consegnate per mano del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Un riconoscimento istituzionale che rendeva la serata ancora più solenne. E quindi, inevitabilmente, ancora più delicata.
La trattativa si protrasse fino alle quattro del mattino. Diplomazie, telefonate, argomentazioni artistiche e logiche di mercato. Nessuno voleva cedere il primo posto. Alla fine, per non scontentare nessuno – o quasi – si scelse la soluzione più neutra possibile: ordine alfabetico. Una decisione tanto elegante quanto inevitabile, che salvò la pace tra le etichette e consentì allo spettacolo di andare in scena senza ulteriori terremoti. Oggi, vent’anni dopo, il Festival li ritrova ancora protagonisti. Bocelli e Ramazzotti tornano come super-ospiti, Laura Pausini addirittura come co-conduttrice. Fortunatamente, stavolta, in serate diverse. Nessuna riunione notturna prevista. Nessuna emergenza diplomatica. Per il momento, almeno.
