Se pensate che Sanremo sia solo musica, significa che vi siete persi metà dello spettacolo. Il Festival è una collezione infinita di momenti assurdi, imprevisti, epici, tragicomici. È il luogo dove l’Italia si guarda allo specchio… e spesso scoppia a ridere.
C’è Adriano Celentano che predica contro la televisione… in prima serata, in televisione. C’è Bugo che abbandona il palco mentre Morgan riscrive il testo in diretta, regalando al Paese uno dei momenti più surreali della storia recente. Ci sono i fiori lanciati come coriandoli, gli abiti improbabili, le scale dell’Ariston scese con la stessa tensione di una finale olimpica.
C’è Pippo Baudo che nel 1995 salva una persona che minaccia di buttarsi dal balcone. C’è Cavallo Pazzo che interrompe tutto per denunciare un Festival “truccato”. C’è Roberto Benigni con un bacio interminabile che entra nella mitologia televisiva. C’è Madonna congedata con eleganza british da Raimondo Vianello, come fosse una giovane debuttante qualsiasi. E ci sono I Ricchi e Poveri che allontanano Marina Occhiena il giorno prima dell’inizio, trasformando il backstage in una soap opera.
Sanremo è stato palco di proteste sindacali, incursioni politiche, coltivatori infuriati, tatuaggi discussi, spacchi vertiginosi diventati più commentati delle canzoni. Ogni dettaglio può trasformarsi in caso nazionale.
Le polemiche sulle conduzioni sono ormai un genere letterario. I monologhi vengono analizzati come discorsi parlamentari. Le battute soppesate al millimetro. E oggi, nell’epoca dei social, basta un post sbagliato per far saltare un invito: comici annunciati che rinunciano, indignazioni a ciclo continuo, opinioni che piovono da ogni lato dello spettro politico.
Sanremo è imprevedibile proprio perché è troppo grande per essere controllato del tutto. È un evento live in un Paese che ama l’improvvisazione più della scaletta.
Tra pochi giorni le luci dell’Ariston si riaccenderanno. Qualcosa andrà storto, qualcuno dirà qualcosa di troppo, qualcuno scenderà quelle scale con troppa sicurezza.
E noi saremo lì, pronti a commentare. Perché se fosse tutto perfetto, non sarebbe Sanremo.
